Inaugurazione del Sentiero Archiforo

Questo sentiero, realizzato grazie al progetto "2bparks" finanziato dal MEDPROGRAMME, è situato a Sud-Est dell’abitato di Serra San Bruno nel bosco “Archiforo”. Ha quale punto di accesso il vivaio situato in località “Rosarella” a quota 900 m per giungere a quota 1080 m nella località denominata “Pietra del Signore” - dove è presente un gigantesco batolite granitico - in un tempo, stimato, di circa un’ora per una lunghezza di 1,3 km circa.

 

Il sentiero attraversa una splendida e suggestiva foresta mista di Abete Bianco e Faggio, tipica delle Serre. Questo tipo di bosco è particolarmente studiato dalla comunità scientifica internazionale perché qui l’Abete bianco, grazie alle particolari condizioni climatiche, raggiunge l’optimum vegetativo, con alcuni esemplari che presentano misure da record: circonferenze che variano da 4,70 m fino a 5,60 m.

Alcuni di questi esemplari si possono piacevolmente osservare lungo il percorso.

Sono presenti ancora piante di grande interesse scientifico tanto per la loro rarità, quanto per le misure eccezionali che raggiungono. Orchidee dei generi Dactylorhiza, Limodorum, Orchis, Serapias, Epipactis - di quest’ultimo genere  si rilevano le presenze di specie rare per l’Italia ed altre uniche al mondo – e felci di ambiente alpino uniche per il Sud-Italia.

Il “Sentiero Archiforo”, oltre ad offrire la vista di un paesaggio e di un ambiente naturale di rara bellezza, permette di conservare la memoria storica di ciò che è stato questo territorio nel passato. Serra San Bruno, un tempo rinomata per le sue maestranze, mantiene nei suoi spettacolari boschi l’eredità storica di scalpellini, artigiani del legno, carbonai e bovari.

Lungo il sentiero è possibile osservare le cave dove gli scalpellini prelevavano il granito, le aree in cui i boscaioli tagliavano con seghe a mano enormi alberi, che poi venivano trasportati dai bovari che tiravano a strascico tronchi e massi in granito fino al paese e le caratteristiche carbonaie dette “scarazzi” con cui i carbonai producevano il carbone. 

Un posto importante in questo percorso storico va alle donne,  protagoniste d’eccellenza di lavori che al giorno d’oggi farebbero paura anche ad un forzuto atleta.

Donne che partivano da casa in piena notte per arrivare presto in montagna a raccogliere la legna da ardere che veniva organizzata in fasci pesantissimi  - si narra di oltre 60 kg di peso! – che trasportavano poi in testa lungo sentieri impervi e scoscesi.

Donne che in inverno, quando ancora non esistevano i frigoriferi e le altre macchine refrigeranti,  percorrendo questo sentiero,  si recavano nella parte alta di Monte Pecoraro. Qui scavavano delle enormi buche che diventano “niviere”, cioè enormi contenitori di neve su cui ballavano sopra a piedi nudi per pressarla e poi ricoprirla di foglie e arbusti per farla mantenere intatta fino all’estate successiva quando, opportunamente tagliata in blocchi dal peso di circa 50kg, la trasportavano a piedi in paese per poi rivenderla ai bar che la lavoravano per fare granite e gelati.

 

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