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BIODIVERSITA'
La qualità della componente naturale rappresenta un elemento di fondamentale importanza per la stima della qualità complessiva del territorio. Il grado di diversità ecologica e biologica diviene un utile indicatore dello stato di integrità strutturale dei sistemi territoriali, fornendo la base per un’analisi che tracci un bilancio del livello delle pressioni ambientali da parte delle diverse attività umane.
La biodiversità, intesa in senso stretto, è la risultante del complesso dei viventi che
partecipano all’ecosistema di una data unità geografica (sito, regione o zona). L’unità di base per la valutazione dei viventi in questo caso è la specie biologica, fondata su base genetica. Nella sua accezione più elementare la biodiversità viene dunque data dalla somma delle specie che costituiscono la componente biologica dell’ecosistema. In realtà a questo punto il problema si complica, perché nell’ecosistema si presentano assieme specie dei gruppi più diversi: piante verdi, animali, microrganismi come funghi e batteri: si tratta di un mondo estremamente vario, e solo in pochi casi favorevoli è possibile averne una conoscenza generalizzata. L’unità di base per lo studio della biodiversità è la specie.

HABITAT  SENSIBILI E VULNERABILI

All’interno del PNR delle Serre, vengono individuate ben quattro aree di interesse Comunitario (SIC), rispettivamente :

  1. Bosco Santa Maria
  2. Lacina
  3. Stilo-Archiforo
  4. Lago Angitola.

Tali aree, occupano il 37,08% della superficie totale del PNR delle Serre.
Il Bosco Santa Maria, avente codice sito IT 9340118, si estende a sud ovest del paese di Serra San  Bruno, ha una superficie di 747.404 S(ha) ed occupa, rispetto all’area a Parco, il 4,03%. Esso è caratterizzato dall’habitat 9220 Appennine Beech forests with Abies alba dove la specie più importante è Canis lupus.
Prende il nome dalla chiesa di S. Maria del bosco, che si erge al centro di giganteschi abeti bianchi, dove San Bruno, fondatore dell’ordine certosino, faceva penitenza e fu sepolto. Il bosco, negli anni ’50 è stato sottoposto ad una efficace opera di miglioramento e ricostituzione seguita da una oculata gestione tecnica ed amministrativa, che lo rendono oggi uno dei boschi meglio conservati delle Serre calabresi.
L’importanza che il SIC “Lacina” ha nel conteso regionale e nazionale è dovuto                                                                                                                          al fatto che è una delle poche zone umide montane meridionali, all’alta concentrazione di specie rare,  relitte e a limite di distribuzione e alla elevata ricchezza di habitat che esso contiene.  La Pianura della Lacina, avente codice sito IT 9340120, ha una superficie di 342 S(ha) ed occupa rispetto alla superficie totale del Parco il 1,75%. Essa comprende l’habitat 9220 Appennine Beech forests with Abies alba 9210 , Appennine Beech forests with Taxus and Ilex. La Lacina, fa parte del comprensorio montano delle Serre Calabre e si trova ad un’altitudine tra 970 - 1028 m.  Dal punto di vista Idrologico nasce dal bacino del torrente Alaco. Ciò che la rende importante al livello comunitario è la presenza di fitocenosi igrofile rare, ricche di specie ad areale relitto, rare o endemiche. Al suo interno si trova l’unica popolazione calabrese di Menyanthes trifoliata  che si trova al limite meridionale del suo areale. Per quanto riguarda la flora, in questa vasta pianura sono presenti più di 300 specie, di cui circa il 26 % è rappresentato da specie rare. Numerose specie sono di interesse fitogeografico. I principali habitat sono rappresentati dalle: faggete, alnete arbusteti xerofili. Più esternamente all’area troviamo anche delle Pinete ed incolti. Vivono inoltre popolazioni di alcune specie rare come Carex rostrata, Carex sp.pl.,. I progetti di recupero paesaggistico e ambientale hanno riguardato una serie di trapianti,  la conservazione del germoplasma ex situ e piante in orto e giardino botanico con le principali essenze vegetali.

Il bosco Stilo-Archiforo, avente codice sito IT9340121, è situato nel territorio del Comune di Serra San  Bruno, ha una superficie di 4913.61 S(ha) ed occupa rispetto alla superficie totale del Parco il 26,50%(Fig. 4.2.2.1). Esso è caratterizzato dall’habitat 7110 Active raised bogs, dove le specie più importanti sono Lereschia, thomasii Rhinolophus hipposideros, Canis lupus Amphibians Birds, Epomis. Esso,rappresenta una delle più significative testimonianze dell’originario paesaggio boscato delle Serre. E’ un raro esempio di formazione praticamente pura a disseminazione naturale di antichissime origini digradante lungo le pendici occidentali del monte Pietra del Caricatore il bosco  è dominato dall’abete bianco che è presente con esemplari colossali, nella parte superiore, in prossimità della vetta, si associa al faggio. Altra caratteristica peculiare è la presenza  del gatto selvatico e di numerosi branchi di cinghiali.

L’oasi naturalistica del lago dell’Angitola è una delle riserve più importanti del mediterraneo. Il lago fu creato artificialmente nel 1966 sul vecchio alveo del fiume Angitola, che nasce a Capistrano, dal Reschia, proveniente da S. Nicola e dal torrente Nia, che attraversa Maierato. Situato nel territorio di Maierato, lungo il corso del fiume Angitola, il lago si trova all’estremità meridionale della Piana di Sant’ Eufemia. Il territorio dell'oasi ricade, nei comuni di Francavilla Angitola, Maierato, Monterosso Calabro, Pizzo Calabro e Polia. Fu vincolato come oasi con D.P.G.R. n. 557 del 12/05/1975. Attualmente la gestione dell'oasi è affidata al WWF Italia. Il lago è vincolato a zona di protezione della fauna ed è dichiarato “zona umida di valore internazione” ai sensi della convenzione di RAMSAR (D.M.30/09/1985).
Il lago si inserisce bene in quella che fu, probabilmente nel quaternario, una conca lacustre. Esso occupa una superficie di 875 (ha), occupa rispetto alla superficie del Parco il 4,8% (Fig. 4.2.2.1) (è lungo 3,5 kmq, largo 1,5 Km), ha una profondità massima di 29 m., contiene 21.000.000 metri cubi di acqua. I terreni intorno al lago sono di proprietà privata fino a quota 50m; per il resto appartengono a privati. Il lago è circondato da declivi ricoperti da uliveti, da macchia mediterranea ed una fascia di rimboschimento, con predominanza di Pino d’Aleppo, mentre: Pioppi neri, Cannucce Tife, Salice bianco, Ontani Neri, Mazze Sorde crescono sulla riva, dando vita a lembi di bosco idrofilo e piccole paludi. Crescono sulla riva anche Eucalipti e Querce da sughero.
Questa magnifica oasi, per le sue particolari condizioni climatiche e l’abbondanza di cibo, attrae una grande quantità di uccelli di oltre cento specie diverse, tra cui spiccano : il Falco Pescatore, il Falco di Palude, l’Airone bianco maggiore, l’Airone Rosso, l’Airone cenerino, il Cormorano, la Garzetta, il Germano reale, il Gabbiano Corallino, il Mignattaio, la Spatola, lo Svasso Maggiore, che qui trovano il luogo ideale per una sosta e per la riproduzione. Abitano, ancora, quest’oasi: anatre, gallinelle, d’acqua, il Martin pescatore, la testuggine palustre e la nutrice dal collare. In autunno e primavera transitano grandi flussi migratori di uccelli e in inverno si riscontra la maggior concentrazione di uccelli svernanti. L'oasi, pur essendo riconosciuta “zona umida di valenza internazionale” ai sensi della citata convenzione, non risultava però area protetta nazionale ai sensi della 394/91 e pertanto è stata inglobata nel perimetro del Parco.
Il lago infatti presenta un alto grado di vulnerabilità poiché è un ambiente artificiale in cui la gestione della variazione delle acque è fondamentale per il mantenimento delle caratteristiche delle catene trofiche acquatiche a della vegetazione di sponda, importante per la nidificazione degli uccelli, anatidi in particolare.

Siti e (ha) , di rilevante interesse nell’area del Parco


 
     
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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